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jue. Oct 17th, 2019

DISCUSION ÓMICRON: Mad doctors for a mad world.

Fabio Lastrucci nos manda su artículo «Mad doctors for a mad world», escrito en italiano.

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Di Fabio Lastrucci

Nella galleria del fantastico il “diverso” rappresenta l’elemento perturbante della società, in genere espresso tramite figure dalla natura o dai comportamenti abnormi. I suoi attori affondano le proprie origini nel mito e ne reinventano versioni adattate ai tempi, in alcuni casi con filiazioni dichiarate come nel caso di Frankenstein, o el moderno Prometeo, pubblicato nel 1818. Nel romanzo di Mary Shelley, però, appaiono due categorie di “mostruosità” parallele, una appartenente al piano materiale (la Creatura) l’altra a quello spirituale (Victor Frankenstein), entrambe accomunate dagli eventi nella stessa tragica condizione di outsiders.

La matrice intellettuale di questa alienità crea lo stereotipo dello Scienziato pazzo, interprete di un sapere pervertito dal suo compito di decodificatore del mondo, che svilisce a strumento di uso personale o improprio.

Il  “Mad doctor” non si presenta irrazionale nella metodica, spesso geniale e anticipatrice, piuttosto lo è nella folle volontà di violare regole e valori condivisi. Tenta di ergersi a un ruolo che non compete all’uomo e le conseguenze scaturite dalle sue ricerche sono punitive.

Il peccato di hýbris trattato dalla Shelley, l’addentrarsi in territori propri al divino, ritorna spesso nella rappresentazione romantica dei primi esperimenti genetici ed è ancora il tema che Nathaniel Hawthorne affronta nel 1844, col suo racconto di ambientazione italiana La hijia de Rappaccini.

Con la consueta tendenza alla sottolineatura morale dell’apologo, Hawthorne descrive una ricerca oltre i limiti del proibito che vede nel Dottor Rappaccini il freddo esecutore di un esperimento di cui è vittima la figlia Beatrice. L’obiettivo del medico di ibridare l’umano e il vegetale non può sortire esiti favorevoli e il risultato è un essere fragile dalla natura indefinita, che precorre di un secolo l’apparizione della velenosa Poison Ivy nei fumetti di Batman.

L’affinità tra scienza e alchimia di queste pratiche (si pensi all’Homunculus di Paracelso) conduce Frankenstein e Rappaccini in una stessa zona d’ombra lontana dall’empirismo, tagliandoli fuori dalla società prima ancora che dalla comunità scientifica. Con loro il Mad doctor oltrepassa il bilico tra norma e trasgressione, in cui la genuina sete di conoscenza si sgancia dai suoi binari etici  diventando superbia, fonte di pericolo, fallimento.

Una crescente diffidenza verso i rischi del sapere porta all’esasperazione di questa figura letteraria, che assume in seguito connotati sempre più sinistri in visioni che vanno dal satirico al filosofico.

Nel 1845 Edgar Allan Poe ci descrive con The System of Doctor Tarr and Professor Fether uno scenario da mondo all’incontrario da allegoria medioevale, in cui i degenti di un istituto psichiatrico prendono il sopravvento sul personale medico, lasciando sconvolto un ignaro testimone dei fatti. Sostituendo i ruoli e le prassi normali, la pazzia si erge a ordine e cura la sua antitesi in un grottesco ribaltamento di ruoli, dove la razionalità perde di significato.

Ma se questa dicotomia coesistesse in un solo individuo, formato in pari misura da luce e tenebra, cosa accadrebbe se le due parti venissero separate in entità autonome?

È il principio su cui agisce la droga del dottor Henry Jekyllche permette al morigerato medico creato da R. L. Stevenson di lasciar libero sfogo a Mr. Hyde, la sua parte malefica e istintuale. Nel loro caso i due mondi non si contaminano mescolandosi, ma in quanto facce di una stessa medaglia, rendono “il bene” un velo posticcio che nasconde le proprie aberrazioni più represse.

Nel romanzo El hombre invisible del 1897 il concetto ritorna attraverso il progressivo scivolamento nella sociopatia del fisico Jack Griffin, che sperimenta su se stesso gli effetti psicologici di uno smisurato potere, l’invisibilità. L’antieroe di Herbert George Wells, passando da ricercatore a cavia, rimane corrotto dalla propria invenzione che ne muta la fisiologia in un’entità inafferrabile, ansiosa di pareggiare i conti con le frustrazioni accumulate in una vita mediocre.

Il cinema espressionista tedesco degli anni ’20 accentua la caratura malefica dei suoi dottori, proponendo in un clima visivamente allucinato figure del tutto fuori controllo, quali gli psicologi Caligari di Robert Wiene o il Mabuse di Fritz Lang, sedotti dalla propria stessa capacità manipolativa che utilizzano per plagiare e accumulare ricchezze.

In maniera meno carica di simbolismi, ma altrettanto chiaroscurata, la narrativa pulp americana attinge a piene mani allo stereotipo dello Scienziato pazzo, facendone un protagonista negativo. Da Seabury Quinn a Henry Kuttner il personaggio si declina in sfumature che oscillano tra la dimensione psicologica dell’horror a quella speculativa della science-fiction, fino a far convivere i due filoni nella prosa di H. P. Lovecraft, capace di trovare l’elemento gotico nella scienza e quello razionale nell’orrido con soluzioni originali e innovative.

In questa accezione, il celebre dottor Herbert West rimane una delle sue figure più emblematiche, grazie all’uso spregiudicato della scienza che lo avvia su sentieri più imparentati alla negromanzia che alla medicina.

Nel racconto del 1922 Herbert West, reanimador, uscito in sei puntate nella rivista Home Brew, l’autore di Providence ci racconta gli sviluppi di una ricerca impegnata nella rivitalizzazione di corpi morti tramite un procedimento chimico. La concezione meccanicistica del medico, incapace di padroneggiare il mistero della vita e il risultato delle resurrezioni, sempre disastrose, producono la versione scientifica di un esercito di zombi violenti e cannibali.

Ancora una volta  l’infrazione si risolve con un dramma. Come avviene per il Professor Schultze di Verne, l’invenzione non ortodossa distrugge il suo creatore, che sia un siero o un proiettile a gas poco importa. Il problema non è il mezzo ma il fine.

Gli Scienziati pazzi non hanno soluzioni per migliorare il mondo e lavorano controcorrente per scompaginarne gli equilibri. Stravolta dai confini liquidi della nostra società, comunque, l’idealismo sfrenato della loro posizione ha ancora qualcosa di onesto nella sua follia.

Nota

Articolo pubblicato su Rivista Milena e successivamente raccolto nel saggio firmato con Vincenzo Barone Lumaga “Com’era weird la mia valle”, Milena edizioni, Napoli 2018.

Foto: Imagen de S Greendragon en Pixabay

Fabio Lastrucci

Nápoles, Italia (1962). Como escultor trabajó para las cadenas de televisión nacionales, la ópera y el teatro, mientras que hoy en día forma con Paolo Lastrucci el grupo artístico Nuages Morbidi approdi). Ilustrador, debutó con el cómic La guerra di Martìn, sobre textos de Francesco Silvestri, 1987. Sus trabajos también están presentes en revistas americanas (Perihelion Sf, Typehouse, The Tishman Review, Metaphorosis). Como ensayista publicó I territori del fantastico (Scudo Editions, 2015), Fantacomics (Delos Digital, 2015) y Com’era Weird la mia valle, con Vincenzo Barone Lumaga (Milena Edizioni, 2018), el primer ensayo italiano sobre literatura weird. Ha publicado numerosos cuentos, entre ellos Precariopoli – Cómo encontrar trabajo en Nápoles sin pagar la cuenta (Milena Edizioni, 2014) y La pelle del re (Delos Digital, 2018), una comedia negra protagonizada por Stephen King. En 2014 se estrenó el thriller L’estate segreta de Babe Hardy (Dunwich Edizioni), seguido de Il ritorno dell’Arcivento (Milena Edizioni). En 2016 publicó la colección Da zero a infinito (CS_libri). En el ámbito internacional es uno de los autores de las antologías Malpertuis IX (Malpertuis Editions, Francia, 2018) y Extravagancias (La Nueve Musas, España, 2019). Con el cuento «I colori sbagliati» ganó la sexta edición del Premio Hypnos. 


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